Eterna e Sospesa
Roma si sveglia, velata da un mattino
che non è nuovo, ma rinato ancora
sulle rovine, dove ogni cammino
narra di secoli e d’antica ora.
Il Tevere riflette, lento e bruno,
archi di ponti che il tempo ha reso forti,
sotto un cielo che non teme nessuno,
custode di leggende e di consueti porti.
Sale il profumo acre e dolce del caffè
dai vicoli stretti, dove il sole filtra a stento,
tra panni stesi e il chiasso dei perché
di un popolo che vive senza pentimento.
Il sampietrino, liscio e sconnesso, accoglie
il passo frettoloso, il turista estasiato,
mentre il tram sferraglia tra le foglie
di platani immemori d’un passato.
Guardo il Colosseo, ferita aperta e maestosa,
che abbraccia il cielo con le sue arcate interrotte;
qui la storia, non è soltanto cosa
da libri, ma respiro tra le notti.
E poi le piazze, fontane in zampilli d’argento,
che dissetano l’aria d’un calore romano;
Piazza Navona è un sogno, un sentimento
che l’acqua muove con la sua mano.
Si fonde l’oro dei cesari e dei papi,
la sacralità con l’umano, il sublime col triviale;
le cupole si innalzano come apici
di un disegno divino e secolare.
La periferia pulsa, ruvida e sincera,
lontana dai lustrini del centro turistico;
una Roma più vera, operaia e intera,
con il suo dialetto ruvido ma mistico.
Al tramonto, il Pincio s’accende d’un rosso fuoco,
un sipario che cala su Trastevere antica;
l’aria si fa densa, un incantesimo, un gioco,
dove ogni ombra è un fantasma che si ridica.
Non è solo bellezza, ma un peso, un fardello
di millenni che premono sulle spalle;
eppure, in ogni sguardo, in ogni cancello,
c’è l’eternità che mai si discioglie.
Roma, tu non sei finita, né sei spenta,
sei il divenire in cui ogni cosa ritorna.
Un’onda di vita che mai si rallenta,
la città eterna che ogni giorno si aggiorna.
