Napoli, un nome che è un sospiro, un canto, un sipario che il Vesuvio solleva. Sotto un cielo cobalto, eterno e santo, la tua bellezza ardente mai si leva. Sei nata dall’abbraccio di Sirene, custode di un passato che non muore, un teatro di strada, dove le scene sono la vita stessa, il suo fervore.
Il Golfo t’incornicia come un’ara, specchio d’argento dove il sole affonda, e l’onda canta una melodia chiara che a Posillipo dolce si diffonda. Mentre il Vesuvio, gigante silente, osserva i secoli, veglia sul destino, con la sua saggezza onnipresente, un monito di fuoco, un confine divino.
Tra i vicoli stretti, labirinti antichi, dove il bucato sventola bandiera, si svelano i tuoi volti più pittoreschi, l’anima vera, schietta e sincera. Un profumo di fritto nell’aria si spande, l’aroma del caffè, un rito sacro e denso, mentre il chiasso vitale delle bande annuncia un giorno che ha un sapore intenso.
Sei un contrasto che incanta e che affanna, splendore e ferita in un solo sguardo, come un’antica, regale sovrana che mostra il lusso e nasconde l’azzardo. Sei la musica che vibra in ogni strada, un mandolino che intona una romanza, la passione che mai si arrende o evade, un cuore immenso pieno di speranza.
Dalla Spaccanapoli dritta e decisa, fino al Maschio Angioino, fiero e possente, la storia in ogni pietra è incisa, e vive nel tuo popolo fervente. “Vedi Napoli e poi muori”, dice il detto, ma chi ti vede non vuole morire più, ché ogni respiro è un nuovo diletto, e l’amore per te non ha mai il giù.
Sei terra d’arte, filosofia e ingegno, madre generosa, dal seno fecondo, con un sorriso che vince ogni sdegno, la città più vera che esista al mondo. Reginella di luce, figlia del mare, il tuo cuore batte al ritmo del tamburo. Chi ti lascia, sa bene di portare un pezzo di te nel futuro.
Napoli, tu sei l’incanto e la follia, la dolce malinconia d’un addio, un’eterna, struggente poesia, l’indelebile impronta di Dio.
